1 agosto 2012

Ulisse, Drago africano e i mercati

Sui mezzi di comunicazione italiani imperversa e rumoreggia una coppia onomastica. Ne è arrivata un'eco anche nella lontana e silenziosa Citera di Apollonio, che si è affrettato a mettere in opera, all'uopo e per averne contezza, un motore di ricerca, con risultati, prima che imponenti, "da spavento" (la citazione è letterale). 
Ulisse segue, nell'ordine, Scipione, Caronte e Minosse. Il Drago africano, anche nella variante priva dell'articolo determinativo Drago africano (che fa ancora di più nome proprio), si affaccia invece per la prima volta sullo scenario delle bibliche calamità che impongono agli abitanti della penisola e delle isole le inenarrabili sofferenze della calura. D'agosto, per giunta!
C'erano un dì, nell'effimero tempo moderno dell'aspirazione a una risibile razionalità, le alte pressioni estive e i venti da Sud. Era l'epoca di ferro d'una disumana freddezza, in cui anche del vaticinio meteorologico si pretendeva di fare una prassi sperimentale, se non scientifica. Era il tempo dei bollettini, in cui, al massimo, si azzardava, d'agosto, un pudico solleone (parola ormai desueta) e in cui le presunte cose comuni si designavano con banali nomi comuni. Così, anzitutto, sui mezzi di informazione, risentiti campioni dell'empito della conquista di una calma razionalità, di una precisione espressiva. L'informazione e la sua lucida intelligenza dei fatti erano anzi abbagliante bandiera agitata in faccia ai cosiddetti oscurantismi animistici dei miti, delle fedi, delle religioni, al personalismo, ritenuto fuorviante, falso e perverso, di ogni ancien régime.
Quell'evo gelido e senza cuore s'è finalmente chiuso. Quella glaciazione dei sentimenti e delle passioni climatiche è terminata. Il vaticinio, anzi, il bollettino meteorologico è tornato ciò che deve essere: profezia. Preferibilmente, di sventura. Ora tutto è caldo. È già caldo quando fa freddo. Ci si figuri com'è caldo quando fa caldo. Nel calore, nomi propri e antonomasie riconquistano il loro grande potere rivelatore ed evocativo. Riconquistano così ciò che loro è dovuto: il primo piano. A infliggere il tormento di torridi raggi di sole alle contrade italiane, dopo Scipione, Caronte e Minosse (queste due ultime, peraltro, creature dantescamente infernali), sarà l'implacabile, mille volte maledetto Ulisse, l'Anticiclone, che già a dirlo, quasi fosse l'Anticristo, fa paura. Egli sguinzaglierà per sopraggiunta, come vento, la sua bestia immonda e dal fiato rovente: Drago africano. 
Tra le fiamme di tale inferno, Italiani, battete i denti e tremate (considerata anche la temperatura cui certamente regolerete i vostri condizionatori d'aria)!
Sullo sfondo, per fortuna, l'evolversi impersonale, imperturbabile e grandioso dei mercati (nome comune: mai nessuno, con nome proprio, cui poter lanciare un sentito e sonoro "figlio di..."). La loro osservazione è consolatrice delle ambasce climatiche, come può essere la serena osservazione d'ogni fatto della natura autentica, cui l'uomo e anche le nazioni devono arrendersi, ammirandone, anche se sofferenti, l'imperscrutabile disegno.

1 commento:

Sesto Sereno Accaldato ha detto...

Passi per Caronte, Minosse e - naturalmente - per Drago Africano. Ma Scipione africano lo era solo perché in Africa portò il freddo ferro dei gladi. E perché Ulisse, che navigò, volente o nolente, le più miti acque dei nostri mari? E invece, perché no il Negus o, addirittura, Faccetta Nera o Bokassa.
Poi, quando arriverà il freddo (eh!... il freddo arriverà, lo afferma anche il modo di dire" ha da venì Baffò"), toccherà anche a Stalin, Odino, Merlino e Merkel?
A me basterebbe che tornasse il buon Bernacca, con la sua illuministica terminologia e le sue previsioni scientificamente approssimative che, almeno, lasciavano spazio alla speranza che fossero sbagliate.
Ma, forse, quell'opera di distruzione degli oscurantismi - da Lei ricordata, illustre Apollonio - utilizza i miti per trasformarli in caricature di se stessi e renderli, da eventi fondatori di realtà eterne, squallido tramite commerciale di caroselli meteorologici.
Blak

p.s. Intanto, questa campagna d'Africa m'ha fatto guadagnare un onorifico ma, auspicabilmente provvisorio, agnomen bellicum.